Poliphemo 2008 |
« Qui un uomo aveva tana, un mostro,
Che greggi pasceva, solo, in disparte,
E con gli altri non si mischiava,
Ma solo viveva, aveva animo ingiusto.
Era un mostro gigante; e non somigliava
A un uomo mangiator di pane, ma a picco selvoso
D'eccelsi monti, che appare isolato dagli altri. »
E con gli altri non si mischiava,
Ma solo viveva, aveva animo ingiusto.
Era un mostro gigante; e non somigliava
A un uomo mangiator di pane, ma a picco selvoso
D'eccelsi monti, che appare isolato dagli altri. »
Avevo già incontrato il Vinocolo, anni addietro. Penso nel
2003, forse. Me lo fece conoscere una giovane coppia di ristoratori.
Coltivatori di un museo della civiltà vignaiuola, a Rocca San Felice, un
piccolo borgo medievale che si erge sulla valle del Calore. Dalla Ripa, da cui
prende nome il piccolo gioiello gastronomico, si potevano scorgere le grandi
vigne dell’Aglianico. Taurasi, Castelfranci, Nusco, Montemarano e Partenopoli.
Appunto qui nasceva allora un neonato, elevato a nettare da un saggio vignaiolo
di nome Luigi Tecce. A quel tempo il Poliphemo era solo un aglianico, ma che
aglianico! scorbutico, potente, ribelle, scontroso. Un giovanotto che in se
racchiudeva mille virtù e cento difetti, da dover governare, tenere a bada,
allevare, coccolare. Incrociai ancora quel giovane, altre volte, me lo donò con
amore un Fischetti, ristoratore di grande passione a Vallesaccarda. E lo trovai
cresciuto, maturato, era diventato Taurasi e si notava che Tecce lo stava
trattando con sapienza e garbo contadino. Curandolo, prima di tutto sulla
pianta, lasciandolo esprimere con rispetto, una volta serbato in botte. La
scorsa domenica ero giù di morale, e quindi mi recai dal mio amico Salvatore,
avevo già adocchiato quelle bottiglie di 2008. Con la loro bella etichetta
disegnata da quel cultore di questo nettare che è Vinicio Capossela. Lo stappai
con amici, assistendo a quella goduria da tifosi che è stata il match Verona –
Napoli, lì dove i partenopei surclassarono con gran classe, gli antipatici
scaligeri. E mentre si susseguivano le reti e le azioni, il vinocolo donava
sensazioni ed emozioni forti. Ci accompagnava, ci cullava, metteva su il
morale. Ci donava i suoi sentori di ciliegia e bucce di arancio. Potenza,
passione, carezze, baci. Tutto quanto cerchi in un vino che vuole essere
grande. E questo Poliphemo 2008 è un mostro, è diventato adulto, maturo. Un
fuoriclasse dei Taurasi insomma. Lo consiglio per le domeniche piovose, innanzi
a un camino accompagnato da un sontuoso stracotto. Oppure in solitudine come il
Ciclope, per meditare, pensare, creare, volare e possibilmente amare. Ascoltando
Vinicio che di questo vino è un cultore.
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